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Cari gestori, siete davvero preparati al fenomeno Mocktail? Ecco come comunicare l’evoluzione del “No-Alcohol”

Cari gestori, siete davvero preparati al fenomeno Mocktail

Per anni, chiedere un drink analcolico al bancone di un bar è stato quasi un atto di rassegnazione. La scelta era limitata a un succo di frutta confezionato, una bibita gassata o, nel migliore dei casi, un “finto cocktail” eccessivamente dolce, carico di sciroppi industriali e guarnito con una desolante fetta d’arancia appassita.

Oggi, quella scena appartiene alla preistoria della miscelazione. Il fenomeno dei Mocktail (dall’inglese to mock, scimmiottare, ma in senso nobile) ha smesso di essere una nicchia per diventare una colonna portante dei ricavi nel settore HoReCa. Ma attenzione: non basta togliere il gin da un Gin Tonic per essere “al passo coi tempi”.

Come esperti di comunicazione, dobbiamo dircelo chiaramente: se il vostro menu analcolico è ancora relegato nell’ultimo trafiletto in basso a destra, state perdendo fatturato e, soprattutto, state perdendo una fetta di clientela sempre più esigente.


1. La Gen Z e i “Sober Curious”: non è una moda, è un cambio di paradigma

Prima di capire cosa scrivere sui social o sul menu, bisogna capire perché le persone cercano i mocktail. Il movimento Sober Curious e l’attenzione della Gen Z verso il benessere fisico e mentale hanno abbattuto lo stigma dell’astemio.

Oggi non si beve analcolico solo perché si deve guidare o perché si è in dolce attesa. Si sceglie l’analcolico perché si vuole vivere l’esperienza della convivialità senza gli effetti collaterali dell’etanolo. Questo significa che il cliente cerca:

  • Complessità gustativa: Note amare, acide, speziate o botaniche.
  • Estetica: Il drink deve essere bello quanto un cocktail classico.
  • Inclusività: Non vuole sentirsi “diverso” da chi beve un Martini.

2. Elevare l’offerta: dalla “limonata” alla Mixology Analcolica

Per comunicare bene, serve un prodotto eccellente. Il primo passo per un gestore è investire in spirit analcolici (distillati dealcolati che mimano gin, vermouth o bitter).

La tecnica conta

Un mocktail di successo deve avere struttura. Se usate solo succhi, otterrete una bevanda piatta. L’uso di shrub (aceti di frutta), infusi a freddo, fermentati come il kombucha o oleo saccharum permette di creare drink con una profondità aromatica che nulla ha da invidiare ai pestati alcolici.

Il consiglio dell’esperto: Trattate il mocktail con la stessa dignità di un Signature Drink. Se usate ghiaccio di qualità e un bicchiere ricercato per un Negroni, fate lo stesso per la sua versione analcolica.


3. Strategie di Comunicazione: come vendere l’invisibile

Passiamo al cuore della questione: come raccontiamo questa offerta al pubblico? Ecco i pilastri di una strategia di comunicazione HoReCa efficace.

A. Il Menu: Nomi e Posizionamento

Smettetela di chiamarli “Analcolici della casa”. Usate nomi evocativi. La parola “Mocktail” è ormai sdoganata, ma potete optare anche per “Zero Proof”, “Spirit-Free” o “Alcohol-Free Mixology”.

  • Non isolate i drink: Invece di creare una sezione “punitiva” in fondo al menu, integrate i mocktail all’interno delle categorie di gusto (es. Sezione “Freschi e Agrumati”, dove compaiono sia proposte alcoliche che analcoliche).
  • Descrivete il profilo aromatico: Proprio come fareste per un vino, descrivete le note di testa e di fondo. “Note di pompelmo rosa, cardamomo e un finale balsamico di rosmarino” suona decisamente meglio di “Succo misto”.

B. Social Media: L’estetica del “No-Abv”

Su Instagram e TikTok, l’occhio vuole la sua parte. Il mocktail è fotogenico per natura perché permette l’uso di garnish elaborate e colori brillanti.

  • Video di preparazione (Reels): Mostrate la tecnica. Il cliente deve vedere che dietro quel drink c’è studio, non solo l’apertura di una lattina.
  • Storytelling degli ingredienti: Fate storytelling sulle materie prime. Raccontate la provenienza delle botaniche o come preparate il vostro sciroppo artigianale al timo.

C. La narrazione dell’Inclusività

Il messaggio deve essere: “Qui sei il benvenuto, qualunque cosa tu decida di bere”. Una comunicazione inclusiva elimina l’imbarazzo del cliente che non vuole bere alcolici. Questo crea un legame di fiducia e aumenta la fidelizzazione.


4. Il Pricing: il grande tabù

Molti gestori temono di applicare prezzi “importanti” ai mocktail. Errore. Se utilizzate distillati analcolici di qualità (che spesso costano quanto o più dei distillati tradizionali a causa dei complessi processi di dealcolazione) e preparazioni home-made, il prezzo deve riflettere il valore.

Un cliente è disposto a pagare 8-10 euro per un mocktail se percepisce la complessità del servizio e la qualità degli ingredienti. Se lo vendete a 4 euro, state comunicando che è “solo un succo di frutta”.


5. Formazione del personale: il Front-Line della comunicazione

Potete avere il miglior piano marketing del mondo, ma se il vostro cameriere, alla richiesta di un analcolico, risponde con un sospiro o propone la solita “Crodino o spremuta?”, la vostra strategia crolla.

Il personale deve essere formato per:

  1. Conoscere i profili aromatici dei mocktail in carta.
  2. Saper consigliare un drink analcolico in base ai gusti del cliente (es. “Se le piacciono i gusti secchi e amari, le consiglio il nostro finto-Negroni fatto con un distillato botanico a zero gradi”).
  3. Non giudicare mai la scelta del cliente.

Il futuro è nel bicchiere (anche senza alcol)

Il mercato del “No-Lo” (No and Low Alcohol) è in crescita costante. Per un gestore moderno, ignorare questa tendenza o comunicarla in modo approssimativo è un rischio che non ci si può più permettere.

Elevare l’offerta dei mocktail significa dimostrare professionalità, attenzione al cliente e visione imprenditoriale. Non state vendendo solo una bevanda senza alcol; state vendendo un’esperienza sensoriale completa, accessibile a tutti, in ogni momento della giornata.

Cari gestori, la sfida è aperta: il vostro bancone è pronto a shakerare il cambiamento?


Articolo a cura della redazione di HorecaMedia.it – in collaborazione con il Gruppo Mondo Media, | Strategie di comunicazione per l’ospitalità moderna.

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